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L'inganno dei falsi sfarinati integrali

 

(Recensito dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 10-03-2006)

         
Il 98%  degli  sfarinati di frumento e dei loro derivati (pane, pasta, biscotti e prodotti da forno) attualmente esistenti sul mercato italiano e venduti per integrali a prezzo maggiorato, sono falsi integrali.
Sono prodotti nei molini a partire da sfarinati già raffinati a cui viene aggiunta crusca finemente rimacinata.

Ricerche mediche e nutrizionali hanno dimostrato che le fibre aggiunte a prodotti già raffinati hanno scarsa efficacia per la protezione contro i picchi glicemici ed insulinemici ma anche nella prevenzione di alcune malattie dell'apparato digerente.

Gli autentici integrali, detti anche “a macinazione tutto corpo” o “a grana grossa”, sono prodotti di fatto simili a quelli descritti da A. Keys (Studio dei Sette Paesi) all'epoca della scoperta e diffusione dell'autentica Dieta Mediterranea (anni 40 - 50), in cui praticamente non esistevano le strutture e le tecniche per una macinazione raffinata. A questo tipo di prodotti, unitamente al consumo di olio extra-vergine d'oliva e di pochi altri alimenti naturali, fu attribuito il maggiore livello di salute delle popolazioni rivierasche del Mediterraneo, creando il Mito della Dieta Mediterranea.
Pubblicizzare gli attuali sfarinati raffinati e relativi derivati  come alimenti della Dieta Mediterranea potrebbe rappresentare una pubblicità ingannevole, verso la quale le Istituzioni dovrebbero prestare più attenzione.
Oggi è possibile migliorare dal punto di vista nutrizionale anche la “macinazione tutto corpo con una preventiva “decorticazione”. Si tratta d'una tecnica già usata per brillare il riso, per eliminare gli strati più esterni della corteccia del chicco e liberarli dalle contaminazione da pesticidi, da piogge acide, da metalli pesanti, ecc.
I molini industriali, dotati di strutture tecniche ed igieniche molto avanzate, sarebbero in grado di produrli con piccole modifiche agli impianti ed alle tecniche di macinazione e con poca spesa. Ma questo non avviene, sia perché manca la diffusione d'una buona cultura su veri integrali e sia perché esiste una legislazione vigente (legge n°580 del 4 Luglio 1967 e n°187 del 19 Febbraio 2001) che protegge di fatto la produzione dei falsi integrali, in quanto richiede per gli stessi praticamente solo il vincolo d'un tasso di ceneri (sali minerali inceneriti) contenuto tra 1,30 e 1,80 p./100 p. di sostanza secca. Questo si può conseguire più economicamente con la citata produzione del falso integrale, fatto che non si verificherebbe se la legislazione richiedesse per gli sfarinati integrali espressamente la produzione diretta a grana grossa ed il divieto degli sfarinati già raffinati ricostituiti con l'aggiunta di crusca.

Attualmente le intenzioni dei consumatori di consumare prodotti più salutari integrali
vengono frustrate dal falso integrale. Questo, pur avendo un maggior prezzo, danneggia la loro salute perché provoca gli stessi effetti nocivi dei prodotti raffinati.
Per evitare l'inganno a danno dei consumatori, alcuni grandi nutrizionisti viventi (W.Willett, J. Brand Miller, D. Jenkins, T. Wolever, D.S. Ludvig ed altri), autori delle più rivoluzionane ricerche nutrizionali per evitare l'obesità e le altre malattie metaboliche (ipertensione, colesterolemia e diabete) e cronico degenerative (malattie infiammatorie e tumori) utiizzando gli autentici alimenti integrali, raccomandano d’indicare sull'etichette degli alimenti l'Indice Glicemico (IG) ed il Carico Glicemico (CG). Si tratta di misure degli aumenti della glicemia provocate dagli alimenti ingeriti, predittivi del rischio relativo alle citate malattie metaboliche e che garantiscono l'autenticità dei veri integrali.
Per esempio, un pane di farina bianca raffinata presenta un IG 70, mentre un pane di farina scura di falso integrale presenta un IG quasi uguale (IG 68) allorché un pane di farina di autentico integrale  presenta un IG non superiore a 40. Lo stesso avviene per gli altri prodotti da forno e per la pasta.
Un prodotto con IG 68-70 aumenta il rischio metabolico più dello zucchero da cucina, che presenta un valore di IG 61.
L'indicazione sull'etichette deve servire a medici, dietologi e farmacisti, per la prescrizione corretta degli alimenti integrali a basso IG e CG, da consigliare ai propri pazienti, per rendere più efficaci le proprie terapie farmacologiche e per evitare danni alla salute. Deve servire al consumatore, al momento della spesa, per distinguere un falso da un autentico integrale, evitare la frode ed indirizzare le sue scelte salutistiche sui prodotti a più basso IG e CG.
Maggiori approfondimenti su un'alimentazione più salutare, sui nuovi alimenti integrali a basso carico glicemico, sulla bibliografia relativa alle ricerche internazionali sull'IG e CG e sulle ricerche ali RCCS di Castellana Grotte (BA) su IG e CG degli alimenti tipici più comuni della Puglia, si possono trovare  visitando il sito web www.antonioelia.com o leggendo il libro: A.Elia “Nutrizione a basso Carico Glicemico” - Cacucci Editore - 2005.

Antonio Elia
Bari, 09.03.2006

antonio.elia1@libero.it

 
info@bioland.it
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